açaiL’açai è una palma presente nel bacino dell’Amazzonia. Sono stati ritrovati semi carbonizzati di açai risalenti a tremila anni fa, a testimonianza che la palma veniva già adoperata nella cosiddetta “cultura di Marajò”. Questa palma presenta svariati utilizzi e quasi tutta può essere sfruttata dall’uomo ma le parti più importanti, perché commestibili, sono i cuori di palma e la polpa del frutto.

L’enorme contenuto di coloranti vegetali dal potere antiossidante (antociani), ma anche di fibre e acidi grassi insaturi, di vitamine e minerali, fa dell’açai un’ottima fonte di energia, anzi un alimento quasi perfetto. Il grandissimo potenziale antiossidante, cioè la capacità di contrastare i radicali liberi, apre scenari di notevole interesse.

açai_2L’alto contenuto di fibre del frutto di açai ha un effetto positivo sulla digestione. Dato che non assumere fibre aumenta il rischio di ammalarsi di cancro al colon, il consumo regolare di açai potrebbe svolgere un’azione preventiva, anche se non esistono studi scientifici al riguardo.

Il medico americano Nicholas Perricone, illustre specialista di antiaging e stimato autore di libri di successo, inserisce l’açai in una lista di dieci superfood, attribuendogli un’importanza straordinaria come alimento antiossidante. Lo definisce “il frutto energetico perfetto”, uno dei cibi naturali più nutrienti ed efficaci al mondo.

Curiosità
Quanto profondo sia il legame dei brasiliani con la palma di açai, lo dimostra una leggenda davvero commovente. Un tempo una tribù di indigeni che viveva nel delta del Rio delle Amazzoni fu colpita da una terribile carestia. Per paura che tutti i membri della comunità morissero di fame, Itaki, il capotribù, ordinò di sacrificare ogni nuovo nato al dio Tupa finché il suo popolo non avesse avuto di nuovo abbastanza da mangiare. Il capotribù non mostrò alcuna pietà nemmeno quando fu sua figlia Iaça a partorire, e infatti uccise persino il nipote, sangue del suo sangue. Disperata, Iaça si trascinò nella sua capanna, dove per giorni e giorni pianse la morte della bambina. Scongiurò Tupa in tutti i modi, affinché sospendesse gli infanticidi. Una notte Iaça sentì sua figlia piangere e uscì nella foresta pluviale. Credette di vederla appoggiata a una palma e fece per abbracciarla. açai_4Quando si rese conto che si trattava solo di un’allucinazione, Iaça si abbandonò alle lacrime. Il mattino dopo la trovarono morta, stretta al fusto, con gli occhi senza vita alzati al cielo. Le labbra erano rosso porpora e sembravano sorridere. Il padre seguì lo sguardo di Iaça e vide che era rivolto verso i frutti della palma, bacche di colore viola-blu scuro. Ordinò di raccoglierli e si rese conto che davano un succo molto nutriente. Allora ringraziò Tupa per questa nuova fonte di cibo e volle dare alla palma il nome di sua figlia, ma con le lettere invertite: açai. Fu così che il desiderio di Iaça si realizzò, perché da quel giorno non venne sacrificato più nessun neonato.
Da allora la pianta di açai rappresenta un alimento fondamentale per le popolazioni indigene del bacino dell’Amazzonia, e ancora oggi molti si sentono profondamente legati a quelle madri infelici che videro sacrificati i loro figli. Ed ecco perché alcuni chiamano la bacca di açai iça çài, ossia “il frutto che piange”.

Tratto da: Josef Pies, Açai il frutto della vita
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