La-crusca-d-avena_diaporama_550LA  CRUSCA D’AVENA

L’avena giunge direttamente dall’Asia. Le informazioni sulla sua origine e la sua evoluzione sono difficili da reperire. Sappiamo soltanto che, circa duemila anni or sono, Greci e Romani coltivavano questo piccolo chicco non per assaporarlo bensì a scopi puramente cosmetici. Solamente in seguito ne verranno scoperte le proprietà medicinali. Nel XII secolo l’avena fa la sua comparsa in Canada. Prima di arrivare in Francia, si diffonde nell’Europa orientale e settentrionale.
D’altronde, la conoscete la leggenda? Gli scozzesi, che la utilizzavano per le loro preparazioni culinarie, erano stati snobbati dagli inglesi, i quali consideravano con sufficienza questo cereale. Un dizionario inglese del Settecento offre infatti questa definizione (discutibile) dell’avena: “Cereale consumato dagli scozzesi, che gli inglesi usano soltanto per i cavalli”!
Se la crusca d’avena è di moda in Francia, i paesi anglosassoni non sono rimasti indietro e la consumano da parecchio tempo. Ma che cos’è la crusca d’avena? Un amidaceo? Una verdura? Nell’ottica di molti di noi la crusca d’avena rimane un cibo per cavalli. Beh, non è così o quantomeno non solo!
L’avena (Avena sativa) è una pianta a grani duri appartenente alla famiglia dei cereali, nota soprattutto perché costituisce l’ingrediente chiave del famoso porridge, una miscela di fiocchi d’avena e latte. La crusca dal canto suo è l’involucro esterno dei chicchi di questo cereale.

Proprietà benefiche della crusca

Favorisce il transito intestinale
La crusca è particolarmente ricca di fibre solubili, giacchè ne contiene all’incirca il venti per cento, ossia dai 17 ai 25 gr per 100gr. Le fibre evitano la stipsi e favoriscono un buon transito intestinale.
Dal momento che gli adulti necessitano di circa trenta grammi di fibre complessive al giorno ma ne assumono molte meno, si consiglia loro di aumentare il consumo nell’arco della giornata, per vari motivi: le fibre accrescono la frequenza fecale, ne migliorano la consistenza ed evitano l’abuso di lassativi. Per soddisfare la quasi totalità del fabbisogno giornaliero di fibre, concedetevi frutta (almeno due frutti) e verdura (almeno due o tre volte al giorno), aggiungendovi qualcosa in più: pane e cereali integrali, una manciata di noci o mandorle e non dimenticate la crusca d’avena, un pizzico qui e lì su uno yogurt, una macedonia, un piatto di verdure.

Esercita un impatto sul colesterolo cattivo
Dal 1997 la Food and Drug Administration (FDA, organismo americano di vigilanza sulla sicurezza alimentare e farmacologica) autorizza le affermazioni sui benefici dell’avena contro il colesterolo cattivo e sulla riduzione del rischio di patologie coronariche grazie alle fibre solubili.
Nel maggio 2007 l’Afssa è stata scelta dalla Direzione Generale della Concorrenza, del Consumo e della Repressione della Frode (DGCCRF) per esaminare il fondamento scientifico di un’affermazione riguardante l’impatto positivo sul colesterolo sanguigno delle fibre solubili d’avena consumate nell’ambito di un’alimentazione idonea. Un anno dopo l’Afssa ha espresso il suo parere: “L’affermazione ‘il consumo di fibre solubili d’avena associato a un’alimentazione equilibrata, senza eccessi di materie grasse soprattutto sature, e all’attività fisica contribuisce a ridurre il colesterolo’ è scientificamente giustificata…e confermata sia per quanto riguarda questo ingrediente sia per coloro che desiderano tenere sotto controllo il colesterolo attraverso l’alimentazione.
Benchè la crusca d’avena non permetta da sola di ridurre il colesterolo cattivo, vi contribuisce. Una parte del colesterolo consumato di ritrova infatti intrappolata nella palla compatta che la crusca d’avena forma nello stomaco a contatto con l’acqua. Risultato: la crusca fa in modo che questo colesterolo non venga assimilato. Ricordate tuttavia che essa va integrata in un’alimentazione varia ed equilibrata e che occorre limitare il consumo di alimenti ricchi di grassi saturi (paste e pasticcini, stuzzichini, bevande gassate ecc..)

Esercita un impatto sull’indice glicemicocrusca
La crusca d’avena rappresenta un “aiuto” per chi soffre di diabete di tipo 2, le cui cause sono spesso genetiche. Alcuni possono manifestare un diabete di tipo 2 se presentano precedenti familiari di diabete, ma anche se in sovrappeso o obesi. Nell’ambito si questo tipo di diabete, la persona deve tenere sotto controllo la glicemia (il livello di zuccheri nel sangue) seguendo un’alimentazione equilibrata, povera di zuccheri e di materie grasse, nonchè praticando un’attività fisica regolare. Le fibre solubili contenute nella crusca d’avena favoriscono l’eliminazione del colesterolo attraverso le vie naturali, impedendo l’aumento del tasso di zuccheri nel sangue dopo i pasti.

Svolge un ruolo protettivo contro il tumore al colon-retto
Le sue fibre contribuiscono alla prevenzione del tumore al colon. Alcuni studi sottolineano come le popolazioni che consumano circa cinquanta grammi di fibre alimentari al giorno vengano meno colpite da questo tipo di cancro. In una relazione del Fondo Mondiale per la Ricerca contro il Cancro (FMRC) del 2007, il gruppo di esperti conferma che gli alimenti contenenti fibre riducono il rischio “limitato ma evocativo” di tumore all’esofago e quello probabile di tumore al colon-retto. E’ un dato di fatto che la nostra alimentazione si sia evoluta in funzione dei ritmi di vita: meno tempo per preparare pasti, meno pasti a tavola, maggior spazio ai prodotti industriali e già pronti, per cui più grassi e zuccheri. Quando questi alimenti, una volta ingeriti, entrano in contatto con il colon, la crusca d’avena funge da barriera e la sua densa gelatina ne protegge le pareti.

Per gli intolleranti al glutine l’avena va evitata
Il glutine è una proteina che si trova in certi cereali, tra cui anche l’avena. Si tratta della gladina, una parte del glutine presente nel grano, la quale provoca una reazione alle persone chiamate in causa. Consumando glutine, si manifestano in tali persone vari sintomi, come disturbi intestinali. Attualmente non esistono trattamenti medici per curare questa malattia. L’unico trattamento consiste nel seguire per tutta la vita un’alimentazione priva di glutine. L’avena non contiene gladina bensì l’avenina, una molecola assai simile. Quantunque alcuni studi abbiamo evidenziato la tolleranza della crusca d’avena nella maggior parte degli intolleranti al glutine, l’Associazione Francese di Intolleranti al Glutine (AFDIAG) esprime una riserva: “Non è da escludere che nel ciclo di confezionamento si possa ritrovare qualche chicco di grano, con una percentuale marginale ma problematica per chi è intollerante al glutine”.

Tratto da: Emmanuelle Jumeaucourt, La crusca d’avena
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